6.30 di mattina. La sveglia suona. A Malacca (Malesia) la temperatura è già oltre i 25°.
E’ ora di chiudere le valige e recarsi alla stazione dei Bus per prendere l’autobus che ci porterà a Singapore. Il taxi arriva puntuale alle 7 ed in 5 minuti siamo alla stazione, già piena di gente. Io sto morendo di fame e l’unico posto dove vendono qualcosa di commestibile è un chioschetto indiano: compro un pacchetto di simil-salatini e lo divoro in 2 minuti netti.. non male come colazione! Dopo qualche minuto compare l’autobus e l’autista ci fa caricare i bagagli. Alle 8 in punto partiamo e io crollo immediatamente; i mezzi di trasporto mi fanno sempre questo effetto soporifero, ad eccezione forse della nave.

Dopo circa 3 ore vengo svegliata di soprassalto dall’autista che ci urla di scendere.. siamo alla dogana di Singapore e dobbiamo effettuare il controllo passaporti. Scendiamo dall’autobus e questo riparte, lasciandoci perplessi su dove e come avremmo potuto riprenderlo, visto che la dogana di Woodland Checkpoints è piuttosto grande ed articolata. Seguiamo la massa di persone e poi le indicazioni per il controllo passaporti dei cittadini non singaporiani; con la solita fortuna veniamo selezionati per fare il body scan ed un intervista con i poliziotti che ci chiedono il motivo della visita e per quanti giorni ci fermeremo. Passiamo all’interno della dogana una buona mezzora e siamo sempre più convinti che l’autobus – e quindi i nostri bagagli – se ne siano andati. Fortunatamente li ritroviamo entrambi all’uscita meridionale di Woodland, dove risaliamo a bordo.. l’autista aspettava proprio noi! Dopo altri 20 minuti di bus arriviamo finalmente a Raffles Quay, ovvero nel pieno centro di Singapore.

E’ mezzogiorno e la temperatura, ma soprattutto l’umidità, sono davvero insopportabili. Cerchiamo subito di orientarci e non è difficile: il Marina Bay Sands, dove alloggeremo, si staglia imponente verso il mare con i suoi 55 piani. Dopo circa 1.5 km di camminata arriviamo all’hotel, dove ci mettiamo in coda per il check-in; la hall è immensa, anche perché i banchi dei check-in devono essere in grado di gestire l’arrivo degli ospiti di 2,500 camere. Facciamo un po’ di coda ma dopo circa mezzora finalmente veniamo accompagnati in camera, una bellissima Deluxe Double con vista sulla città al 32esimo piano. Sistemiamo i bagagli e poi andiamo subito alla scoperta dell’Infinity Pool.. è la prima che vedo in vita mia ed è davvero impressionante. L’effetto ottico fa sembrare la piscina sospesa nell’aria e la vista sulla città è meravigliosa; il sole inizia a tramontare e le luci dei grattacieli brillano in modo sempre più vistoso. E’ uno spettacolo imperdibile.

Dopo il bagno in piscina usciamo per una passeggiata in direzione Raffles Quay. La nostra destinazione è il mercato coperto di Lau Pa Sat, talmente importante per la cultura singaporeana da essere stato dichiarato monumento nazionale nel 1973. La passeggiata per raggiungere questo mercato si snoda attraverso il distretto finanziario della città, tra i grattacieli che ospitano le più famose banche del mondo. Lau Pa Sat spicca tra questi edifici modernissimi con la sua architettura coloniale, opera dell’architetto britannico George Coleman, che ha progettato anche l’Old Parliament House. Il mercato era originariamente posizionato sul lungomare, ma venne spostato e ricostruito in Raffles Quay nel 1894. Negli anni ha subito moltissimi rimontaggi e restauri, che fortunatamente non l’hanno privato del suo aspetto originario. Oltre a goderne la bellezza “esteriore” decidiamo di curiosare tra i numerosi ristoranti presenti all’interno: cinesi, indiani, thailandesi, noodles bar e chi più ne ha più ne metta. Io ho una particolare predilezione per i food court.. potresti stare ore a passeggiarci dentro ed osservare i piatti che vengono proposti; mi piace poi prenderne tanti piccoli e di diverse cucine, in modo da assaporare più gusti possibili. In Asia questo tipo di esperienza è facilissima da fare proprio perché i food court, a differenza dell’Italia, sono diffusissimi e molto apprezzati. Questa volta ho scelto di assaggiare pad thai, spiedini di pollo fritto e un centrifugato all’anguria.

Terminata la cena torniamo verso l’hotel ma, prima di andare a dormire, decidiamo di visitare i Gardens by the Bay. Questi avveniristici giardini ospitano 18 super-alberi, simili all’Albero della Vita di Expo Milano 2015, che oltre ad essere meravigliosi sono anche funzionali: essi infatti sono stati pensati per “nutrire” i 100 ettari del parco. I tronchi sono rivestiti da quasi 163mila piante di più di 200 specie, che creano un microclima favorevole alla crescita vegetale. Al loro interno contengono poi un avanzato sistema di raccolta dell’acqua piovana, che va a rifornire l’impianto di irrigazione. La chioma è costituita da pannelli fotovoltaici che assorbono energia solare e danno elettricità alle strutture del parco, filtrando l’aria delle serre e fornendo l’energia necessaria ad accendere le luci nelle ore notturne. Una passeggiata qui è davvero un ottimo modo per concludere una giornata a Singapore.

Ci svegliamo riposatissimi e pronti ad affrontare il nostro secondo in città. Il letto del Marina Bay Sands è uno dei migliori in cui io abbia mai dormito, e non scherzo! Oggi utilizzeremo la metro di Singapore (detta MRT) per muoverci tra i vari punti che ci interessano. Proprio sotto al Marina Bay è presente una stazione della linea rossa, che attraversa la città da nord a sud. La prendiamo in direzione nord per 3 fermate e scendiamo a Dhoby Ghaut, la fermata più vicina alla nostra destinazione: il Fort Canning. Questo parco di 18 ettari è ricco di attrazioni: da antichi manufatti, a grandi spazi verdi, fino al Boutique Hotel Fort Canning. Fort Canning è una delle attrazioni più importanti in città: la famiglia reale Malese aveva la propria base qui, e sempre qui gli inglesi si sono arresi agli invasori giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Entriamo dal parco utilizzando l’ascensore di Orchard Road, la famosa via dello shopping. Il cielo è terso ed improvvisamente inizia a piovere; indossiamo l’impermeabile ma, neanche il tempo di metterlo, che subito smette. Impariamo che il meteo di Singapore assomiglia un pò a quello di Londra, ma con 30° all’ombra ed un umidità pazzesca; anche per questo, apprezziamo molto la pulitissima e precisissima metro. Dopo essere entrati nel parco cerchiamo i punti di interesse principali, ovvero il Fort Gate ed il Battle Box.

Il Fort Gate è tutto ciò che rimane oggi del forte costruito nel 1861 a protezione della città; purtroppo sin dall’inizio questa fortificazione è stata considerata fallimentare in quanto le navi potevano avvicinarsi abbastanza per distruggere la città e rimanere comunque fuori dalla portata dei cannoni. Inoltre, la mancanza di approvvigionamento idrico lo rendeva impossibile da utilizzare come luogo di rifugio. Per tali ragioni nel 1907 il forte venne demolito ed al suo posto vene costruita dalla British Army una base militare con stanze sotterranee: questo bunker è chiamato Battle Box ed è stato riaperto al pubblico nel 1992. Dopo aver passato quasi 3 ore nel parco decidiamo di dirigerci verso Little India per il pranzo. Abbandoniamo quindi la “collina proibita”, così chiamata in quanto si narra che sia il posto dove i re dell’antica Singapore venivano messi a riposo, ed i cui spiriti infestano tutt’ora il parco.

Prendiamo l’uscita del parco che porta a River Valley Road e ci troviamo casualmente su Quark Quay, una graziosa strada ricca di centri commerciali e ristoranti che si affacciano sul canale. Ci piacerebbe fermarci qui per il pranzo ma è ancora presto e poi siamo curiosi di visitare Little India; proseguiamo quindi verso Merchant Road e poi su New Bridge Road alla ricerca della fermata della metro denominata Chinatown. La troviamo facilmente e prendiamo la Downtown Line in direzione Punggol. Dopo 7 fermate e circa 15 minuti scendiamo a Little India e veniamo subito investiti dall’odore di curry e incenso.

Iniziamo a passeggiare verso il tempio Kuam Im Thong Hood Cho, che raggiungiamo dopo pochi minuti. Questo tempio non è indiano bensì cinese, ed è uno dei più importanti in città; una delle particolarità di Singapore è che non ci sono delle separazioni assolute tra le diverse comunità qui presenti: a Little India è possibile trovare templi cinesi e a Chinatown – scopriremo il giorno successivo – ci sono diversi templi indiani. Anche qua, come in Malesia, le diverse culture convivono nel nome del rispetto reciproco. I due paesi non devono però essere paragonati, anche perché si fanno concorrenza tra loro nell’attirare i big del terziario avanzato: Kuala Lumpur lo fa applicando affitti molto più convenienti, mentre Singapore migliorando continuamente i servizi. Singapore per alcuni è “l’Asia senza i difetti dell’Asia”, infatti l’amministrazione della città tiene tantissimo all’ordine, alla pulizia e alla sicurezza. Sicuramente per essere una grande metropoli è davvero pulita ed ordinata: se non fosse per la temperatura, a volte si potrebbe pensare di essere in Svizzera!

Il tempio è davvero bello e colorato, ma quello che mi colpisce di più sono le persone intente a pregare: stanno tutti con le spalle rivolte verso il tempio e tengono in mano dei bastoncini di incenso. Non conoscendo le regole del Buddhismo non so quale sia il comune modo di pregare, ma quello che vedo qui è davvero inusuale. Ho provato a documentarmi su internet ma non ho mai trovato una spiegazione dettagliata.. se siete più esperi lasciatemi un commento esplicativo! Proprio di fronte al tempio vediamo un food court e, vista l’ora, decidiamo di entrarci. Scopriamo che si chiama Albert Center e che ospita tantissimi ristorantini; ordino un cocco da bere e del riso saltato con gamberi, il tutto per la modica cifra di 8 dollari singaporeani.. l’equivalente di 5 €. Certo, rispetto alla Malesia persino un importo del genere potrebbe sembrare caro!

A stomaco pieno siamo pronti per ripartire, anche se il prossimo stop è di nuovo un mercato. Si tratta del Bugis Street Market, ovvero il mercato più grande della città. Per dare un idea delle sue dimensioni basta dire che al suo interno sono presenti oltre 800 negozi che vendono di tutto: dai vestiti, al the, dagli smalti, al cibo fritto, dalle parrucche, a frutta e verdura. Abbiamo passato quasi 3 ore girando per il mercato.. comprando ricordi per chi ci aspettava a casa, bevendo the con tapioca, provando abiti improbabili, ed assaggiando cibi fritti non meglio identificati. I mercati sono per me l’anima di una città ed il posto dove è possibile vederne tutte le sue sfaccettature, anche quelle meno “piacevoli”. Bugis è aperto dalle 11 di mattina alle 10 di sera, tutti i giorni, tutto l’anno.

Appagati dal nostro giro riprendiamo la Downtown Line e scendiamo alla fermata di Bayfront, sotto il Marina Bay Sands. E’ ora di fare un bagno in piscina e rilassarsi un pò; il sole come al solito non si vede perché è nascosto dalla foschia. Dopo un paio d’ore torniamo in camera a cambiarci e poi andiamo alla scoperta dello shopping mall del Marina Bay; camminando notiamo il Din Tai Fung, un ristorante taiwanese che avevamo già intravisto a Kuala Lumpur. Chiediamo un tavolo e dopo pochi minuti di attesa possiamo sederci ed assaggiare finalmente gli Xiaolongbao, ovvero dei panini al vapore serviti in cestini di bambù. Io personalmente li ho apprezzati molto, sia nella variante con maiale che in quella vegetariana. Al Din Dai Fung è possibile mangiare anche noodles, spring rolls, zuppe e riso; il servizio è impeccabile e degno della stella Michelin di cui il ristorante è insignito.

Il terzo e purtroppo ultimo giorno a Singapore è dedicato alla zona di Chinatown, che raggiungiamo con la Downtown Line. La nostra prima tappa è il Buddha Tooth Relic Temple, un tempio buddista dall’aspetto antico ma in realtà inaugurato solo nel 2007. Il tempio prende il nome proprio dal dente di Buddha, conservato al terzo piano dell’edificio all’interno di una stupa d’oro massiccio. Per entrare nel tempio bisogna avere gambe e braccia coperte; alcuni teli vengono dati in dotazione ai visitatori in caso essi non abbiano vestiti adatti. Entrando dal cancello notiamo immediatamente la splendida stanza principale con il suo soffitto alto e finemente decorato. Passiamo dal secondo piano, dove è presente una piccola teahouse che serve anche cucina vegetariana, ed arriviamo poi al terzo; qui è possibile visitare il Museo della Cultura Buddista che ospita circa 300 manufatti provenienti da tutta l’Asia. Giungiamo finalmente al quarto piano e scopriamo che solo i monaci possono avvicinarsi alla reliquia di Buddha. L’ultima tappa è il tetto dell’edificio, dove è presente una grande rotella utilizzata durante le preghiere dei fedeli. L’atmosfera che si respira in questo tempio è davvero mistica, nonostante i diversi turisti presenti; tutti stanno in rigoroso silenzio per non disturbare i monaci ed i fedeli.

Ci spostiamo in un altro tempio, questa volta indiano: si tratta dello Sri Mariamman Temple, dedicato alla dea omonima, nota tra gli induisti per il suo potere nel curare le malattie. Essendo stato costruito nel 1827, questo edificio rappresenta il più antico tempio indù di Singapore ed è inoltre stato dichiarato monumento nazionale nel 1973. Il tempio ha subito diversi restauri che ne hanno modificato l’architettura originaria; l’elemento distintivo è l’enorme torre d’ingresso, detta gopuram. Essa è stata costruita alla fine del 1800 ma aveva un aspetto completamente diverso da oggi; è stato infatti solo tra gli anni ’30 e ’60 che sono state aggiunte le numerosissime statue. Il tempio è stato usato durante i periodi coloniali anche come rifugio per i nuovi immigrati. 

Terminata la visita ci addentriamo per i vicoli di Chinatown, tra bancarelle che vendono di tutto, compresi alcuni strani animali (forse serpenti?) essiccati. Siamo abituati ad immaginare la Chinatown di qualsiasi città come un quartiere caotico e a volte anche un po’ sporco; a Singapore ovviamente non è così, e nonostante la moltitudine di persone presente, i negozi sono ordinati e puliti. Passiamo quasi un ora camminando tra queste vie e fotografando le cose più strane, finché non decidiamo di dirigerci verso il Theatres on the Bay, a un paio di km di distanza. Questo centro per le arti performative è stato inaugurato nel 2002 e può ospitare 1,600 persone nella sala concerti e 2,000 persone nel teatro. Da fuori sembra di vedere due enormi ricci.. anche se i singaporiani sostengono invece che si tratti di due durian!

A proposito di durian, sapete che è vietato mangiare questo frutto sui mezzi pubblici di Singapore? Ma questo non è l’unico divieto “bizzarro” presente in città: è vietato anche importare chewing-gum, gettare mozziconi di sigaretta per terra, attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali, possedere materiale pornografico, gettare acqua nei wc, e molto altro.. Fino al 2010 era vietato persino il gioco d’azzardo ma l’avvento del Marina Bay Sands ha cambiato anche questo; per trovare un equilibrio tra le esigenze di promuovere il turismo e di tutelare la popolazione, il Governo ha attuato delle  misure per disincentivare fortemente l’accesso alle sale da parte dei residenti, fissando un biglietto giornaliero di 60 euro e annuale di 1.200, obbligando i funzionari pubblici a dichiarare entro una settimana se hanno visitato un casinò e creando una lista nera di persone che non possono accedervi, per volontà propria, della famiglia o dell’azienda dove lavorano.

Non ce ne accorgiamo subito ma si sono gia fatte le due del pomeriggio; decidiamo quindi di tornare in hotel attraverso l’Helix Bridge per andare a goderci la piscina. Passiamo un pomeriggio di relax, mangiando patatine fritte e gelato Haagen-Dazs. Sicuramente avremmo potuto vedere anche altre zone di Singapore se avessimo rinunciato a questi momenti di tranquillità, ma lo scopo del nostro viaggio era anche quello di riprendersi dalle fatiche dell’anno lavorativo. Dopo esserci riposati usciamo per cena; in realtà non ci allontaniamo molto perché il food court dove mangiamo è proprio all’interno del Marina Bay Mall. Assaggio un porridge con pesce fritto e fagioli rossi ed anche questa volta sono pienamente soddisfatta. Terminata la cena torniamo in camera per chiudere le valige.. domani si va al mare!!

Dettagli del viaggio

  • Durata: 3 giorni
  • Periodo: Agosto 2012
  • Hotel: Marina Bay Sands
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