Il mio primo incontro con il Sud Est Asiatico è avvenuto un caldo pomeriggio di Agosto.  Il volo da Abu Dhabi sarebbe stato perfetto, se solo non avessi avuto al mio fianco un simpatico passeggero che ha passato il viaggio facendo versi. Ma il bello di quado si viaggia è anche questo, no? Dopo un veloce controllo passaporti abbiamo cambiato un po’ di Euro in moneta locale (Ringitt Malese) ed abbiamo acquistato i biglietti per il treno che in soli 28 minuti ci ha portato a KL Sentral. Da qui abbiamo preso la metro per raggiungere la fermata KLCC, vicino all’Hotel Mandarin Oriental.

Abbiamo alloggiato in questo hotel le prime 2 notti a Kuala Lumpur mentre l’ultima notte in Malesia – al termine del nostro viaggio – abbiamo dormito all’Hotel Shangi-La. Entrambi gli hotel sono dei 5 stelle bellissimi e con un servizio impeccabile: il primo è più strategico in quanto è di fianco alle Petronas Tower mentre il secondo l’ho trovato più curato nei dettagli.  Entriamo in hotel alle 17 ed il fuso inizia a farsi sentire; ci laviamo, dormiamo un paio d’ore e poi raggiungiamo un amica malese per la cena.

Camminando abbiamo il piacere di sperimentare, nell’ordine: l’umidità, il traffico, i rumori e gli odori di Kuala Lumpur. Descritta così sembra una città terribile.. invece a me ha subito conquistato. Nel traffico delle sue strade, tra una moschea, un businessman occidentale, un tempio indiano, un grattacielo, un negozio cinese ed un area verde chiunque può sentirsi a casa. Il Governo malese è impegnato dal 2010 nel programma 1Malaysia che promuove l’armonia etnica, l’unità nazionale ed un’efficiente gestione delle risorse statali. La Malesia è infatti un miscuglio di etnie e di culture: i malesi rappresentano solo metà della popolazione mentre i cinesi ne compongono quasi un quarto; il restate 25% è composto da indiani tamil ed etnie minori. Nonostante la religione di stato sia l’Islam, professata da oltre il 60% della popolazione, le altre religioni sono diffuse e praticate liberamente. La lingua ufficiale del paese è la lingua malese ma vengono parlati anche il cinese, il cantonese, l’indiano tamil e l’inglese. Dopo quasi 40 minuti di cammino arriviamo a Petaling Street. Questa strada pedonale ospita uno dei mercatini più vivaci della città e si trova in quella che storicamente era la Chinatown di Kuala Lumpur. Su consiglio della nostra amica “autoctona” assaggiamo un ramen con uova e carne.. io prego che non mi venga il virus intestinale: il ramen si rivela buonissimo e non mi da problemi di stomaco. Visto che il giorno successivo sarà ricco di cose da fare, decidiamo di rientrare in hotel, non prima di aver scattato qualche foto alle famose Petronas Tower.

GIORNO 1

Il nostro primo – e purtroppo unico –  giorno a Kuala Lumpur ci svegliamo prestissimo, anche a causa del jet lag. Facciamo un abbondante colazione e partiamo subito alla scoperta della città e dei suoi dintorni. La prima meta è Batu Caves, una serie di grotte calcaree che ospitano al proprio interno alcuni templi induisti. Ci rechiamo alla stazione centrale dei treni (da non confondere con KL Sentral) e prendiamo il KTM Komuter, un treno suburbano che in mezzora ci porta fino alle grotte. Una particolarità dei treni malesi è la presenza di vagoni riservati alle donne, che possono così viaggiare più tranquille anche quando sono sole. Scendiamo dal treno e ci avviamo verso l’enorme statua dorata di Lord Murugan, uno dei figli di Shiva nonché deva della guerra. Nelle vicinanze della statua è presente la scalinata che porta all’interno delle grotte: dopo aver salito 272 scalini ci ritroviamo nella Temple Cave, la grotta principale. Essa ospita diversi tempietti Hindu e raggiunge un’altezza di quasi 100 metri. Tutti i templi sono visitabili anche dai non devoti, purché le scarpe vengano rimosse prima di entrare nell’area sacra. Proseguendo a piedi raggiungiamo una caverna più piccola dove una grande apertura nel soffitto lascia entrare la luce naturale: è l’Art Gallery Cave e contiene pitture e sculture degli dei induisti. All’interno delle grotte non mancano i venditori di souvenir ed i.. macachi! Queste scimmie sono piuttosto puzzolenti e dispettose, motivo per cui noi ci siamo tenuti a debita distanza. In generale è consigliabile non fissare le scimmie negli occhi, tenere borse e zainetti chiusi ed a tracolla, e non dargli da mangiare. L’entrata alla Temple Cave ed alla Art Gallery Cave è completamente gratuita; la visita delle grotte è effettuabile in meno di mezza giornata, a meno che non si voglia approfondire la conoscenza della cultura indiana.  Dopo aver curiosato un po’ per le grotte decidiamo quindi di riscendere la scalinata e tornare verso la stazione del Komuter.

Tornati in città ci dirigiamo a piedi verso Merdeka Square, a circa 1 km dalla stazione del Komuter. Merdeka Square è la piazza dell’indipendenza dove il 31 agosto 1957 venne ammainata l’Union Jack per sostituirla con la bandiera Malese; la piazza è composta da un grande campo d’erba, attorno al quale furono eretti gli edifici amministrativi coloniali Britannici. La storia della Malesia è infatti stata caratterizzata da numerosi domini: quello portoghese a partire dal 1511, quello olandese dal 1641, ed infine quello inglese dal 1795. Oggi l’edificio principale della piazza è il Palazzo Sultan Abdul Samad, ispirato ad uno stile moresco e indiano-moghul. Fu concepito per accogliere la sede centrale dell’amministrazione coloniale britannica e dopo che la Malesia acquistò la propria indipendenza fu destinato ad ospitare la Corte di giustizia federale. Dall’anno 2000 è sede del Ministero dell’arte e della comunicazione (una sorta di Ministero dei beni culturali locale). Sul lato sinistro della piazza è presente la Kuala Lumpur City Gallery, un museo che ricostruisce la storia della città, da centro industriale di estrazione e raffinazione dello stagno a una delle metropoli più moderne del Sud Est Asiatico. Il museo è ricco di fotografie e modellini in legno, e c’è anche una sala in cui è possibile vedere gli artigiani che intagliano il legno per creare le riproduzioni dei luoghi e degli oggetti tipici malesi. I modellini sono in vendita nel negozio del museo ed io ne compro uno che riproduce un antica “palafitta” malese.

Dopo la visita veniamo raggiunti dalla nostra amica malese che ci accompagna verso la KL Tower, a circa 3 km a piedi da Merdeka Square. Per arrivare alla torre attraversiamo il cosiddetto  “triangolo d’oro” della capitale malese, un’area che ha una concentrazione elevata di uffici commerciali, shopping mall e banche. L’area è delimitata a nord da Jalan Pudu, a sud da Jalan Ampang, a ovest da Jalan Imbi e Jalan Tun Razak.  Ci fermiamo ad una bancarella ed assaggiamo dei fagottini ripieni fritti (simili ai Samosa indiani) ed il frullato di anguria.. il cibo di strada malese ha decisamente ricevuto la mia approvazione! Arriviamo alla Torre piuttosto stanchi ma il panorama dall’alto ci ridona le forze: la vista sulla città è splendinda e ci permette di osservare i grattacieli, i parchi e le Petronas Tower, che hanno tolto il primato di edificio più alto della Malesia proprio alla KL Tower. Per raggiungere il piano panoramico sono a disposizione 4 ascensori che impiegano solo 52 secondi a percorrere 335 metri di altezza.

Ormai stravolti dalle camminate e dal caldo umido decidiamo di tornare in hotel per lavarci e far riposare le gambe. Alle 20 circa usciamo per la cena, che sarà di nuovo per strada, anzi NELLA strada per eccellenza: Jalan Alor. Questa via si trova sempre nel quartiere di Bukit Bintang, all’interno del triangolo d’oro, ed ospita numerosissimi ristorantini. È facile trovare ravioli al vapore, ramen, pasta saltata, pesce alla griglia, frutti di mare, spiedini di carne, ali di pollo, e dessert dolcissimi di cui non ricordo il nome. Scegliamo un ristorante a caso ed ordiniamo: pasta saltata con verdure, spiedini di pollo in salsa di arachidi, the malese con caramello ed un budino verde non meglio definito. E’ tutto buonissimo, ed anche in questo caso vi assicuro che non abbiamo avuto problemi di stomaco. Decidiamo infine di provare il famigerato Durian, un frutto simile ad un melone con le spine e dal puzzo terribile (un misto tra odore di piedi e puzza di fogna). Nonostante l’odore sono troppo curiosa e lo provo… è meno disgustoso del previsto, ma sembra comunque di mangiare del detersivo per piatti al limone. Dopo pochi morsi ci sentiamo pieni ma la nostra amica malese ci dice che non possiamo proprio abbandonare una tale squisitezza, e quindi ci fa preparare una doggy bag dal fruttivendolo. Da Jalan Alor ci spostiamo verso Jalan Bukit Bintang alla ricerca di una Fish Spa*. La strada è ricca di negozi, bar, ristoranti e centri massaggi; ne scegliamo uno ed entriamo:  la mia amica si fa fare un massaggio alla schiena mentre io mi faccio letteralmente mangiare i piedi da alcuni pescetti. La sensazione è piacevole ma purtroppo la Spa puzza di fogna e quindi poco dopo usciamo in strada; anche in strada però si sente puzza di fogna.. una puzza che ci avvolge.. ed a quel punto mi ricordo che nella mia borsa c’è la doggy bag con il Durian! Estraggo il contenitore e guardo la mia amica.. scoppiamo a ridere. Nel primo cestino che troviamo butto il Durian ma ormai la borsa è contaminata! Andiamo al centro commerciale Pavillion – il mio preferito nella zona – e cerchiamo una profumeria dove acquistare un profumo da spruzzare all’interno della borsa. La situazione è tragicomica ma mi lascia un ricordo indelebile di questa città, che sicuramente non è “bella” nel senso stretto del termine ma che ha mille volti diversi. Salutiamo la nostra amica malese e torniamo in Hotel a fare le valige: domani mattina si parte per Malacca.

GIORNO 2

Alle 9 di mattina ci presentiamo con i nostri bagagli a KL Sentral dove prendiamo il bus di Nice Coaches. I bus turistici sono molto comuni in Malesia ed hanno standard molto elevati: si viaggia comodi ma un po’ troppo freschi per i miei gusti (l’aria condizionata è fissata sui 15°!). Dopo circa 2 ore il bus si ferma alla stazione dei Bus di Malacca, dove scendiamo e prendiamo un altro bus per il centro città. Dopo pochi minuti di viaggio avvistiamo la famosa chiesa rossa di Town Square e scendiamo dal bus: il nostro hotel si trova poco lontano. Trasciniamo i bagagli fino all’albergo e finalmente facciamo check-in: nonostante il viaggio sia stato relativamente breve i cambi di temperatura e l’umidità ci stanno massacrando. Lasciamo le valige in hotel ed usciamo subito in strada alla ricerca di cibo.. troviamo un ristorante un po’ improvvisato (sembra il piano terra di una casa privata riadattata a ristorante) e ci fermiamo a mangiare noodles con uova e verdure. Spendiamo l’equivalente di 2€ a testa, bevande incluse.

Ci dirigiamo di nuovo verso il centro storico, inserito dal 2008 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità UNESCO. La visita non può che iniziare dalla Christ Church, ovvero la chiesa rossa simbolo di Malacca. La storia di questa città e dei suoi monumenti è inevitabilmente legata a quella dei suoi colonizzatori: portoghesi dal 1511 al 1641, olandesi fino al 1798, ed infine inglesi fino alla fine del secondo conflitto mondiale.
La conquista olandese portò alla proibizione del cattolicesimo romano ed alla costruzione – nel 1741 – di una nuova chiesa riformata olandese, la chiesa rossa appunto. Con la firma del trattato anglo-olandese del 1824, il possesso di Malacca venne trasferito alla British East India Company e nel 1838 la chiesa venne consacrata con i riti della Chiesa d’Inghilterra. La chiesa è costruita in stile architettonico coloniale olandese ed è carina, ma non ha niente a che vedere con quelle presenti in Europa.

Ci dirigiamo poi alla Porta de Santiago, ovvero ciò che resta del forte portoghese di A Famosa: questa porta rappresenta il più antico resto architettonico europeo presente nel Sud Est Asiatico.  Terminiamo la visita al Memoriale dell’Indipendenza, istituito nel 1985 all’interno  di un edificio in precedenza utilizzato come centro sociale del popolo britannico. Prima di rientrare in hotel per una doccia decidiamo di provare l’ebrezza di un giro su uno dei coloratissimi risciò: ci facciamo portare in un vicino centro commerciale dove compro delle scarpe nuove, visto che le mie iniziano a farmi piuttosto male. Alla fine del nostro giro possiamo dire che il centro di Malacca è carino ma sicuramente non merita una visita apposita: fermatevi in questa città solo se siete di passaggio, come lo eravamo noi sulla via per Singapore. In caso contrario, occupate il tempo per altre mete più interessanti.

La sera scegliamo di rimanere su Jonker Walk, una strada ricca di hotel, ristoranti e templi cinesi. Proprio su questa strada infatti i cinesi – giunti a Malacca nel ‘400 – avevano le loro dimore, i loro negozi (spesso nella forma tipica di casa-bottega) ed i loro templi. Nel corso della settimana si respira un’atmosfera molto tranquilla, specialmente la sera. Non abbiamo  problemi a trovare un ristorante libero ed ordiniamo the freddo con latte condensato (ebbene si!), maiale fritto e riso saltato. Sempre tutto buono ed economico.
E’ ancora presto ma decidiamo di tornare in albergo visto che domani ci aspetta un altro bus che ci porterà verso il sud della penisola Malese, destinazione Singapore!

Dettagli del viaggio

  • Durata: 2 giorni
  • Periodo: Agosto 2012
  • Compagnia Aerea: Virgin Australia
  • Hotel KL: Mandarin Oriental & Shagri-La
  • Hotel Malacca: Jonker Boutique Hotel

 

* oggi le Fish Spa sono diffusissime anche in occidente ma fino a qualche anno fa era impossibile trovarne in Europa

 

 

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