Si avvicina Agosto e sicuramente c’è qualcuno che non ha ancora deciso dove andare in vacanza. Vorrei suggerire agli indecisi di visitare un isola un po’ sottovalutata e che invece offre molto, sia dal punto di vista culturale che da quello naturalistico: Lanzarote, nell’arcipelago della Canarie. Quasi tutti gli italiani che sono stati alle Canarie hanno visitato Tenerife, Gran Canaria o Fuerteventura, mentre Lanzarote sembra un po’ snobbata, forse perché la movida non è tra i suoi punti forti. In ogni caso a Peurto del Carmen, dove ho alloggiato durante l’estate 2014, vi sono molti discopub e pub in stile inglese. La stessa cosa vale per Costa Teguise e Playa Blanca.

Ma procediamo con ordine. Lanzarote si raggiunge in circa 4 ore di volo da Milano Malpensa (Easyjet) o Bergamo Orio al Serio (Ryanair). L’aeroporto si trova a poca distanza da Puerto del Carmen, capitale “turistica” dell’isola. Il clima è mite tutto l’anno, con una temperatura media di 21° C, ed anche ad agosto la temperatura difficilmente supera i 28° C. Il vento soffia praticamente sempre e la sua forza varia tra i 10 ed i 30 km/h. L’isola è relativamente piccola (806 km², quarta isola dell’arcipelago), il che la rende perfetta per alternare giornate di mare a tratti on the road visitando le attrazioni locali.

Di seguito trovate il nostro itinerario di viaggio ed una descrizione più o meno dettagliata dei luoghi che abbiamo visitato.

Giorno 1 –  Finalmente mare!

Il primo giorno sull’isola lo dedichiamo al mare, nello specifico alla spiaggia di Los Pocillos, a soli 3 km da Puerto del Carmen. La passeggiata sulla costa ci ricorda il lungomare di Santa Monica, a Los Angeles. La spiaggia è enorme ed è fornita di lettini ed ombrelloni ad uso gratuito, dove passiamo praticamente tutta la giornata. La zona limitrofa è ricca di bar e ristoranti; in uno di questi ci fermiamo per il pranzo ed assaggiamo il tipico gelato al cactus: buonissimo!

Giorno 2 – Il centro dell’isola – Km percorsi: 50

Andiamo alla scoperta del centro dell’isola partendo da Teguise, l’antica capitale. Teguise ha un clima relativamente più freddo rispetto al resto di Lanzarote, essendo situata su un altopiano. Proprio per la sua posizione nell’entroterra ed in una zona piovosa era stata scelta dagli spagnoli come capitale dell’isola. La sua ricca storia è testimoniata dalle belle strade acciottolate e dagli edifici tradizionali. L’edificio più antico è il Palacio de Marques, che risale al 1455 ed era il quartier generale del governo di Lanzarote. Nel 1852 la capitale venne spostata da Teguise ad Arrecife, che lo è tuttora.
Ogni domenica a Teguise si tiene un bellissimo mercato dove è possibile trovare ceramiche, prodotti in cuoio, ceste, pelletteria, abbigliamento, vini, formaggi, frutta e molto altro. I gruppi musicali tradizionali suonano nelle numerose taverne ed il bianco delle case fa da contrasto al paesaggio vulcanico circostante. Se avete in mente di visitare Teguise, fatelo assolutamente nel giorno di mercato.

Terminata la visita di Teguise torniamo verso Sud, in direzione La Geria. Alla rotonda dove è presente il monumento al Campesino di Cèsar Manrique (parlerò di questo artista successivamente) imbocchiamo la strada LZ-30; per 15 km circa, ovvero fino al paese di Uga, il paesaggio è lunare. La terrà è nerissima e sono presenti tanti piccoli crateri: si tratta di buche coniche scavate nella ghiaia vulcanica, al centro delle quali vengono piantate le viti. Lungo la strada vi sono numerose cantine e noi ci fermiamo per una degustazione alla Bodega Rubicon, dove assaggiamo il famoso malvasia bianco di Lanzarote, i formaggi stagionati ed il salame locale. Torniamo poi a Puerto del Carmen, che dista solo una decina di km, per un rilassante bagno in piscina prima del tramonto.

Giorno 3 – Le spiagge del sud – Km percorsi: 60

Il nostro terzo giorno sull’isola è nuovamente dedicato alla vita da spiaggia. La nostra meta è Playa Papagayo, 30 km a sud di Puerto del Carmen. Raggiungiamo il villaggio turistico di Playa Blanca e da qui seguiamo le indicazioni per le spiagge; dopo qualche km di strada sterrata un casellante ci chiede di pagare l’entrata al Parco Naturale Los Ajaches (3€). Il tratto di costa in cui ci troviamo è infatti formato da un insieme di piccole cale che sono recentemente diventate parte di un unico parco protetto. Dopo altri 15 minuti circa arriviamo ad un ampio parcheggio, dal quale proseguiamo a piedi verso la punta estrema dell’isola. Playa Papagayo è l’ultima caletta che troviamo sul nostro cammino e, a mio parere, anche la più bella: la sabbia è bianchissima (cosa non scontata per un isola vulcanica come Lanzarote), l’acqua cristallina e le scogliere aiutano a ripararsi dal vento. Passiamo tutta la giornata in spiaggia con pranzo al sacco. Per chi non volesse portarsi la borsa frigo è presente sulla destra della spiaggia un chiringuito che serve anche piatti di pesce. Vale la pena fare una passeggiata in cima alla scogliera, da dove si gode di una splendida vista di tutte le spiagge di Papagayo.

Giorno 4 –  Il selvaggio West – Km percorsi: 65

Finalmente andiamo alla scoperta della parte Ovest dell’isola, quella dove è presente il famoso vulcano Timanfaya (510 m di altezza). Seguiamo la LZ-67 in direzione Macha Blanca e quando avvistiamo “El Diablo” – simbolo del parco Timanfaya – svoltiamo a sinistra. Davanti a noi c’è un immensa distesa lavica chiamata dai locali malpaís, terra cattiva. Purtroppo c’è coda e ci mettiamo quasi un ora a raggiungere la guardiola dove si paga l’ingresso (10€ a persona). Se volete evitare file interminabili vi conviene presentarvi al casello prima delle 10 di mattina. Dopo altri 3 km raggiungiamo un parcheggio e il Ristorante El Diablo, voluto da Cèsar Manrique (rieccolo!), dove le pietanze vengono cucinate utilizzando il calore del vulcano. Esso è infatti ancora attivo: a 10 cm di profondità la temperatura raggiunge già i 140° C. Fuori dal ristorante una guida scava piccole buche e fa toccare con mano ai visitatori il calore della terra. Sempre da questo punto parte il tour in autobus della Ruta des Volcanoes, un percorso di 14 km che si snoda sulle 30 Montañas del Fuego. La visita dura circa 45 minuti e permette di attraversare questo paesaggio inquietante, causato dall’eruzione che avvenne tra il 1730 ed il 1736. Nove villaggi vennero sepolti e spazzati via e la lava coprì un quarto della superficie totale dell’isola. Dopo il tour ci dirigiamo verso l’uscita del parco e nella zona chiamata Echadero de los Camellos  vediamo diverse carovane di cammelli: qui è infatti possibile fare una passeggiata sul dorso di questi animali.

La nostra prossima tappa è a circa mezzora: si tratta del Charcos de los Ciclos, un lago d’acqua salata dal colore verde smeraldo situato in una spiaggia di ciottoli neri a poche centinaia di metri dal villaggio di pescatori di El Golfo. Arrivare al laghetto sfidando la forza del vento e percorrendo la passeggiata di terra rossa e nera è davvero un esperienza unica. La laguna è stata generata da un antico cratere vulcanico sprofondato sotto il suo peso, nella cui cavità è confluita acqua marina. In seguito gli organismi vegetali marini hanno prosperato nel lago dandogli il caratteristico colorito. Non è possibile toccarne l’acqua ma si può prendere il sole e fare il bagno nell’oceano. Noi abbiamo troppa fame (sono quasi le 15!) ed andiamo alla ricerca di un buon ristorante di pesce. La scelta ricade su La Lapa, situato in prossimità del parcheggio all’inizio del paese. Mangiamo lapas (patelle), polpo e patatas arrugadas (patate novelle cotte in acqua e sale): sarà la fame, ma è tutto buonissimo!

Con la pancia piena proseguiamo il nostro on the road dirigendoci verso le scogliere di Los Hervideros. Si tratta di un tratto di costa caratterizzato da grotte e “sfiatatoi” formatisi a seguito delle eruzioni vulcaniche del XVIII secolo e scolpiti dall’erosione e dalla forza del mare. Anche queste scogliere fanno parte del Parco Naturale Los Volcanoes e possono essere ammirate dai sentieri di pietra delimitati e dai balconi appositamente costruiti. Suggestivo è anche passare con l’auto lungo la strada retrostante – come abbiamo fatto noi – e vedere le onde impetuose che si infrangono sulle rocce.

L’ultima tappa di questa ricca giornata sono le Salinas de Janubio, a circa 20 km da Puerto del Carmen. Questo complesso di saline si estende per centinaia e centinaia di metri tra un promontorio panoramico e l’omonima spiaggia. Il belvedere è raggiungibile percorrendo la LZ-703 che da Los Hervideros porta a Las Breñas passando per Yaiza; qui è presente anche un ristorantino con vista. Dal mirador è possibile scattare fotografie molto suggestive, specialmente al tramonto, e godere di questo splendido paesaggio naturale: il bianco argentato delle saline fa da contrasto con il blu scuro dell’Oceano Atlantico. Stanchi ma soddisfatti torniamo al residence per un tuffo in piscina prima che cali la notte.

Giorno 5 – Sulle orme di Cesar Manrique – Km percorsi: 50

Chi è Cèsar Manrique e perché ovunque si vada a Lanzarote c’è sempre qualcosa che parla di lui? Spinti dalla curiosità ci dirigiamo alla Fondazione Cesar Manrique, situata vicina a Teguise. Questo edificio, costruito sopra cinque bolle vulcaniche riconvertite in abitazioni, è un esempio dell’architettura tipica dell’artista. Egli ci ha vissuto e ne ha supervisionato la riconversione in museo alcuni mesi prima della sua morte, avvenuta in un incidente stradale nel 1992. Visitando la Fondazione è possibile conoscere la storia di Manrique ed osservare un’esposizione di arte contemporanea che faceva parte della sua collezione priata.  Cèsar Manrique, architetto, scultore, pittore nacque ad Arrecife nel 1919 ed abbandonò Lanzarote per studiare ed esporre all’estero. Vi tornò a metà degli anni 60 con un’idea ben precisa: convincere i suoi compaesani ad investire nel turismo, senza però cadere negli errori commessi in altre zone del paese e del pianeta, impedendo di deturpare il paesaggio con costruzioni che non sarebbero state in linea con la natura dell’isola. Cioè fece sì che tutta Lanzarote diventasse un museo a cielo aperto, in cui la natura selvaggia si mischia al genio dell’uomo. Tra i suoi lavori più famosi ricordiamo: Giardino di Cactus, Mirador del Río, Castillo de San José, Casa-Museo del Campesino e Monumento alla Fecondità, Restaurante El Diablo, Jameos del Agua, solo per citarne alcuni.

Dopo la visita alla fondazione ci dirigiamo verso Costa Teguise per un po’ di relax in spiaggia. Purtroppo rimaniamo molto delusi: enormi resort si susseguono uno dopo l’altro sul lungomare, riducendo le spiagge libere a delle microscopiche lingue di sabbia che finiscono nell’oceano. Si potrebbe dire che questa cittadina sia l’esatto contrario rispetto a quanto proposto da Manrique!  Per comodità ci fermiamo nella piccola spiaggia di fronte all’Hotel Grand Teguise Playa, poco lontano da innumerevoli negozi, caffetterie, bar e ristoranti. Il mare ha dei colori molto belli, ma nel complesso non consiglierei questa cittadina per un soggiorno.. e forse nemmeno per una visita!

Giorno 6 – Alla scoperta del Nord – Km percorsi: 135

Il nostro viaggio sta per finire e non abbiamo ancora visitato la parte settentrionale dell’isola. Per rimediare ci alziamo più presto del solito e dopo un abbondante colazione siamo già in macchina diretti verso Cueva de Los Verdes, a 40 km da Puerto del Carmen. La Cuevas de los Verdes e’ un tubo vulcanico formatasi in seguito alle eruzioni vulcaniche di 3000-4500 anni. La visita dura un ora e viene effettuata in gruppi di circa 50 persone con una guida che ne spiega le caratteristiche: la lava, raffreddandosi e solidificandosi a contatto con l’atmosfera, ha dato vita a queste grotte e gallerie sotterranee.  All’interno di queste gallerie è possibile visitare anche una sala adibita ad Auditorium, dove vengono spesso organizzati concerti sfruttando l’acustica perfetta. Prima di uscire la guida ci svela anche il segreto delle grotte… se volete scoprirlo, lasciatemi un commento e ve lo dirò. Vi consiglio però di andare sul posto ad indagarlo di persona.

Torniamo in superfice e ci spostiamo altri 10 km verso nord, sulla punta più settentrionale dell’isola. Qui troneggia il Mirador del Rio, opera di Manrique, che permette di godere di una splendida vista sull’isolotto de La Graciosa. Molto spesso La Graciosa è letteralmente ricoperta di nuvole ed è difficile persino intravederne la sagoma. Siamo fortunati e riusciamo a vederla: sembra una lingua dorata in mezzo all’oceano blu. Purtroppo non siamo riusciti ad andarci, ma per chi volesse farlo, è davvero molto semplice: basta prendere un catamarano da Orzola (a nord di Lanzarote) a Caleta de Sebo, il centro abitato de La Graciosa; la durata del tragitto è di soli 20 minuti.

Proseguiamo con l’esplorazione del nord e ci rechiamo alla spiaggia del Caletón Blanco, poco frequentata dai turisti. Tra la sabbia bianchissima spuntano le rocce vulcaniche, creando un contrasto di colori davvero particolare e che rende questa spiaggia una delle più belle dell’intero Arcipelago. All’interno della spiaggia, bagnata da acque cristalline e freschissime, è possibile inoltre trovare tante piccole barriere circolari di pietre  che permettono ai bagnanti di godere a pieno del sole e del mare riparandosi dalle correnti. I servizi sono praticamente assenti, garanzia della possibilità di godere delle sue piscine naturali in completa tranquillità. Prendiamo un po’ di sole, mangiamo il nostro pranzo al sacco e ci godiamo il relax di quest’oasi di pace.

Dopo un paio d’ore ci rimettiamo in macchina per andare a visitare Jameos del Agua, un’opera.. indovinate un po’ di chi? Ma del Cèsar nazionale, ovviamente! Queste grotte vulcaniche si trovano a meno di 1 km da Cueva de Los Verdes e come loro sono state create circa 3000-4500 anni fa in seguito all’eruzione del Monte de la Corona ed alla conseguente solidificazione della colata lavica. Negli anni 60 Manrique ha iniziato un’opera di fusione tra l’artificiale ed il naturale, realizzando un Giardino Botanico, un Auditorium, un Ristorante ed una Piscina. Questo luogo è inoltre l’unico posto al mondo dove è possibile vedere i Granchi Albini Ciechi (Munidopsis Polymorpha), che crescono solo in determinate condizioni climatiche e di luce. Jameos de l’Agua è davvero un luogo molto particolare, frutto sia della potenza della natura che della creatività umana.

L’ultima tappa prima di tornare a Puerto del Carmen è la spiaggia di Famara, una delle più note, specialmente per gli amanti del surf.  Questo splendido arenile di sabbia scura è dominato nella parte nord dall’imponente cima de Las Peñas del Chache dal quale si gode di un panorama unico sulle vicine isolette de La Graciosa, Alegranza, Montaña Clara e Roque del Oeste. Il vento è davvero forte e questa volta anche noi rinunciamo al bagno nell’oceano.

Giorno 7 – La capitale – Km percorsi: 30

Dedichiamo il nostro ultimo giorno sull’isola alla capitale Arrecife, che dista solo 15 km da Puerto del Carmen. Iniziamo la nostra visita dal Castillo de San Gabriel, costruito su un’isoletta di fronte alla città, a cui è possibile accedere attraverso due diversi ponti; in mezzo ad essi è presente una spiaggia di sabbia dorata dove molti lazaronteños fanno il bagno. Il castello risale al 1590 ed oggi ospita un museo dedicato alla storia di Arrecife. Terminata la visita riattraversiamo il ponte moderno ed andiamo alla ricerca de La Casa de Los Arroyo, un edificio settecentesco dichiarato monumento storico-artistico. Purtroppo questa casa non è ben segnalata ed una volta arrivati riusciamo ad accedervi solo perché abbiamo la fortuna di trovare il portone aperto. All’interno apprezziamo l’utilizzo di legni pregiati e l’architettura di ispirazione araba. Ci spostiamo verso l’antico porto della città, El Charco de San Gines, laguna d’acqua salata circondata da tradizionali case di pescatori. Purtroppo molte di queste sono oggi disabitate e ci ricordano che la crisi economica si è fatta sentire anche qui. Prima di fare una sosta per il pranzo ci rechiamo a Calle Leon y Castillo, una lunga strada pedonale su cui si affacciano negozietti bizzarri e boutique di griffe internazionali. Questa strada è inoltre ricca di caffetterie, bar e ristoranti tradizionali. Decidiamo di non pranzare qui ma di andare alla ricerca della Cofradía de Pescadores San Ginés, a poca distanza dal porto. Dopo aver camminato tra vie non particolarmente affascinanti ed in mezzo a personaggi poco raccomandabili, riusciamo finalmente a trovare il Circolo dei Pescatori; qui gustiamo il pescato del giorno sorseggiando vino bianco e spendendo solo 15 € a testa. Diciamo che per pranzare qui non bisogna però essere troppo schizzinosi! Arrecife non ci ha entusiasmato, ma merita comunque un paio d’ore del vostro tempo, fosse anche solo per il bel lungomare cittadino. Torniamo verso Puerto del Carmen e ci fermiamo a Los Pocillos, che era stata la primissima tappa del nostro viaggio, per l’ultimo bagno nelle tiepide acque dell’oceano.

Ho letto i pareri di diverse persone che sono tornate da Lanzarote deluse, perché secondo loro quest’isola è solo lava rafferma, vulcani continui, natura perfida e maledetta. Io penso invece che la bellezza di Lanzarote sia proprio questa: ricordarci che è la natura a dominare sull’uomo e non il contrario. E credo anche che siamo tutti in qualche modo debitori a Cèsar Manrique per aver ridato dignità a un isola devastata da eruzioni incessanti e continuamente battuta dal vento. Ci vuole tenacia, per amare questa terra.

 

Dettagli del viaggio

  • Durata: 7 giorni
  • Periodo: Agosto 2014
  • Compagnia Aerea: Ryanair
  • Residence: Apartamentos El Dorado
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