Mercoledì, 17 Agosto 2016 – GIORNO 3

Oggi è la giornata dedicata ai musei. Iniziamo dal museo dei tappeti, che di un tappeto ha persino la forma. Su tre piani sono disposti tappeti e manufatti di diverse epoche e regioni dell’Azerbaijan; sotto ad ogni tappeto è presente un display che ne spiega la modalità di tessitura. All’interno del museo sono presenti anche alcune donne che tessono utilizzando antichi telai. Rimaniamo nel museo per quasi tre ore e quando usciamo ci dirigiamo verso il lungomare; qui ci imbattiamo in “Little Venice”, una finta Venezia costruita nel 1960 che copre oggi un area pari a 10 mila metri quadrati. La zona è, vista dagli occhi di noi italiani, vagamente kitsch, ma è anche divertente osservare l’ennesima rappresentazione dei canali, dei ponti e delle gondole (noleggiabili). Ci sediamo in un bar a mangiare un plov (riso condito con carne di agnello, frutta essiccata e spezie) e poi ci dirigiamo verso la funicolare che porta alle Flame Tower; purtroppo è rotta e quindi saliamo a piedi fino in cima alla collina, attraversando l’Upland Park. La vista è molto bella ed alla fine della passeggiata ci aspetta la triste Martyr’s Lane. Questo memoriale è dedicato ai soldati uccisi dall’esercito sovietico durante la dissoluzione dell’URSS (gennaio 1990) e – più tardi – a quelli uccisi nel Nagorno-Karabakh.

[La questione del Nagorno Karabakh – regione al confine tra Azerbaijan ed Armenia – merita un discorso a parte. Dopo la rivoluzione russa del 1917, il Karabakh fu inglobato nella Federazione Transcaucasica, che ben presto si divise tra Armenia, Azerbaigian e Georgia. Il territorio del Nagorno Karabakh venne rivendicato sia dagli armeni (che all’epoca costituivano il 98% della popolazione) sia dagli azeri. Dopo la conquista bolscevica del 1920 il territorio venne assegnato – per volere di Stalin – all’Azerbaigian e nel 1923 venne creata l’Oblast’ Autonoma del Nagorno Karabakh. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni novanta la locale popolazione armena, con il supporto ideologico e materiale dell’Armenia stessa, cominciò a mobilitarsi per riunire la regione alle madrepatria. Nel gennaio 1992 la reazione militare azera accese il conflitto che si concluse con un accordo di cessate il fuoco nel 1993. Da allora sono in corso negoziati di pace ma permane tuttora una situazione di conflittualità tra i due stati.]

Riscendiamo verso il centro città, passando davanti alla bellissima Filarmonica di Baku, e raggiungiamo l’Azerbaijan State Museum of History. Questo è il museo più grande dell’Azerbaijan ed è situato nell’ex dimora del magnate azero Haji Zeynalabdin Taghiyev. Il palazzo rinascimentale è stato costruito, come molti altri palazzi della città, nel 1893-1902. Al secondo piano della residenza si trovano due grandi sale da ballo affiancate: una in stile orientale (con finestre in vetro, archi dorati, pareti ornamentali e imponenti lampadari) e l’altra in stile occidentale (con linee più perpendicolari). Il percorso all’interno del museo contiene diverse sale suddivise per argomento: etnografia, storia antica e medievale, storia moderna.

Dopo tutta la giornata camminando dentro e fuori dai musei siamo un po’ stanchi; torniamo in hotel a riposarci e poi raggiungiamo il nostro amico per la cena da Anadolu. Questo tranquillo ristorante turco si trova nel quartiere più moderno di Baku e serve anche piatti azeri. Noi optiamo per la pida, ovvero la versione turca della pizza, farcita con il macinato e lo yogurt greco. Baku è una città che offre davvero tanto dal punto di vista gastronomico, in quanto ci sono ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche!

Giovedì, 18 Agosto 2016 – GIORNO 4

Siamo già ben oltre metà della vacanza e ci mancano ancora parecchie cose da vedere, specialmente fuori città. Chiamiamo un taxi e chiediamo una quotazione per farci da “accompagnatore” per tutta la mattinata, percorrendo circa 70 km; il tassista ci chiede poco più di 30 € e noi accettiamo al volo.

La prima tappa è il tempio di Ateshgah, a 20 km dal nostro hotel. Il territorio su cui sorge il tempio è conosciuto per un fenomeno naturale unico: i gas idrocarburi, fuoriuscendo dallo strato appena sottostante la crosta terrestre, entrano in contatto con l’ossigeno e si infiammano generando un fuoco eterno. Da tempi immemorabili questo luogo è stato considerato sacro dai seguaci dello zoroastrismo, la religione più importante dell’Asia prima dell’affermazione dell’Islam nel VII secolo. Dopo l’introduzione dell’Islam il tempio Ateshgah venne distrutto per essere poi ricostruito negli anni 1713-1810 ad opera dei fedeli indù che si trovavano a passare dall’Azerbaijan. All’inizio del XIX secolo il tempio ha acquisito il suo aspetto attuale: nel centro di un cortile pentagonale si trova l’altare del santuario, dove brucia il fuoco sacro. In realtà il fuoco non è più alimentato da gas naturale, cessato a metà del diciannovesimo secolo, ma da un gas generato artificialmente. Oggi molti viaggiatori, provenienti soprattutto da Iran ed India, visitano il tempio di Ateshgah.

Dopo questa visita ci spostiamo in un altro luogo legato al culto del fuoco: Yanar Dag. Questa collina di 116 metri è situata sulla cima di un accumulo di gas naturali che mantengono costantemente accese delle fiamme. La leggenda narra che l’origine del fuoco sia da attribuire ad un pastore che ha gettato per terra un mozzicone di sigaretta.  Oltre ad attirare numerosi turisti per la sua particolare condizione e spettacolarità la collina è un luogo di pellegrinaggio per gli azeri e per gli stranieri provenienti da India ed Iran: secondo una testimonianza locale, numerose persone malate vedono la montagna nei loro sogni e, quando si recano qui, stanno meglio. Parrebbe inoltre che la montagna si stia “spegnendo”, probabilmente perché il gas sotterraneo sta finendo.

Lasciamo Yanar dag e chiediamo all’autista di riportarci in città, passando però prima dai Romanov Oil Fields. Questa zona testimonia ancora una volta la grande importanza del petrolio per l’Azerbaijan: trivelle a perdita d’occhio bucano il terreno alla ricerca dell’oro nero. Le trivelle sono persino nei giardini delle case di chi qui ci vive, respirando per tutti i giorni della propria vita un’aria malsana e pesante. Il petrolio è croce e delizia di questa nazione, che da esso ha tratto enormi vantaggi economici, ma sicuramente non naturalistici. L’architettura stessa di Baku, molto occidentale, è stata plasmata dalle tante compagnie petrolifere che sono giunte in città a partire dal 1873: svizzeri, inglesi, italiani, francesi, belgi, tedeschi e persino americani.

Rientrando a Baku notiamo la sagoma dell’Heydar Aliyev Centre e chiediamo quindi al tassista di lasciarci qui invece che in hotel. Questo centro occupa 101 mila metri quadrati ed ospita al suo interno tre auditorium, una biblioteca ed un museo. Il museo ripercorre la storia dell’Azerbaijan e quella del “padre della patria” Heydar Aliyev: è molto interessante, anche se sicuramente alcuni momenti storici sono stati romanzati. Quello  colpisce di più di questo centro è la sua architettura: gli interni si legano e fondono alla piazza circostante. Una serie di ondulazioni, biforcazioni, pieghe e inflessioni vanno a plasmare la piazza, trasformandola in un vero e proprio paesaggio architettonico multifunzionale. Il bianco dell’edificio riflette la luce del sole creando un colpo d’occhio davvero d’effetto.

Quando usciamo dal centro sono le 16 e non abbiamo ancora pranzato: affamati ci dirigiamo in metro verso il centro della città e ci fermiamo poi nel primo ristorante che incrociamo per la strada. La stanchezza inizia a farsi sentire e decidiamo quindi di tornare in hotel per una doccia, non prima di aver acquistato souvenir e frutta essiccata da portare in Italia. Alla sera ceniamo nel ristorante azero Firuze; non ci dispiace, ma non è all’altezza di quelli provati le sere precedenti.

Venerdì, 19 Agosto 2016 – GIORNO 5

Decidiamo di passare l’ultima giornata in spiaggia al Jumeirah Bilgah Beach Hotel, 40 km a nord di Baku. Il Mar Caspio ricorda molto il nostro mar Adriatico, con spiagge lunghe e scure: sicuramente non è consigliato venire in Azerbaijan per fare una vacanza mare, ma dopo una settimana di tour è piacevole sdraiarsi in spiaggia a rilassarsi. La sera rientriamo in hotel e prepariamo le valige: il nostro volo partirà infatti alle 2 di notte. Alle 23 il nostro amico azero viene a recuperarci sotto la Maiden Tower. Ci sono 25° ed una piacevole brezza. Guardiamo per l’ultima volta le luci della città, le sue strade brulicanti di persone, la sua baia immensa. Mi prende la solita malinconia di quando finisce un viaggio ed arriva il momento di tornare a casa.

Sabato, 20 Agosto 2016 – Si torna a casa

Arriviamo a mezzanotte nel bellissimo aeroporto di Baku, anche questo pieno di gente come se fosse giorno. Passiamo velocemente i controlli, spendiamo gli ultimi manat comprando the azero al duty free e poi attendiamo l’imbarco. Purtroppo il volo parte in ritardo e rischiamo di perdere la coincidenza a Mosca: correndo come pazzi per l’Aeroporto Šeremét’evo riusciamo a salire sull’aereo diretto verso Milano. Fortunatamente anche i bagagli vengono trasferiti.. Aeroflot, ti meriti comunque un voto positivo! A mezzogiorno siamo in Italia, con una valigia piena di regali, ma soprattutto di ricordi. Si dice che solo i viaggiatori più avventurosi raggiungano il Caucaso. La realtà, tuttavia, è che la regione è ricca di culture antiche e affascinanti, paesaggi incredibili che comprendono montagne, coste e deserti, senza dimenticare il buon cibo e, soprattutto, alcune delle persone più cordiali che io abbia mai incontrato. Vi sarò per sempre grata.

Dettagli del viaggio

  • Durata: 5 giorni
  • Periodo: Agosto 2016
  • Compagnia Aerea: Aeroflot
  • Hotel: Giz Galasi Hotel (non consigliato!)
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