Lunedì, 15 Agosto 2016 – GIORNO 1

La sveglia suona all’alba nella nostra camera di albergo a Mosca. Mezzi addormentati infiliamo le ultime cose in valigia. Alle 7 circa arriviamo in Aeroporto e cerchiamo un bar dove poter bere un the caldo (l’aria condizionata è al massimo e stiamo congelando) e mangiare una brioche; scegliamo quello più vicino al nostro gate e ci appisoliamo. Il volo parte alle 10:30, con qualche minuto di ritardo, ed atterra dopo 4 ore a Baku. Al controllo passaporti siamo gli unici che non parlano russo o  azero e questo probabilmente desta qualche sospetto: “Why are you here? What’s the purpose of your visit? When will you go back?”. Rispondiamo pacati, l’addetta è gentile, sorride “Welcome to Azerbaijan” e via, siamo liberi.

Fuori dall’aeroporto ci aspetta un mio amico originario di Baku, tornato in città a trovare i parenti durante le ferie estive. Lui – ed un altro suo amico – sono stati sicuramente la “ciliegina sulla torta” in questo bizzarro e bellissimo viaggio. Il vento è fortissimo, l’aria ha l’odore del mare e della benzina (si, della benzina!) , il sole è accecante, il traffico abbastanza intenso. Il primo impatto con Baku è questo: a guardare le persone penseresti di essere ad Istanbul ma la città da lontano sembra la versione ancor più moderna di Abu Dhabi. Ed io mi sto già innamorando.

Il nostro hotel si trova all’interno della città murata, tra viuzze tutte uguali (ci perderemo più volte, nonostante il buon senso dell’orientamento) e panni stesi al sole. Lasciamo i bagagli, ci diamo una lavata, ed usciamo subito alla scoperta della città vecchia. La prima tappa è la Torre della Vergine (Qız Qalası): alta quasi 30 metri, è uno dei simboli della città. La torre ha una lunga proiezione rivolta verso est, ovvero verso il sorgere del sole, e questo ha fatto ipotizzare che sia stata costruita come torre astronomica. All’interno della torre è presente un museo che narra l’evoluzione della città di Baku. Dalla terrazza posta sulla sua sommità si ha una visione panoramica della Città Vecchia, del Baku Boulevard e di tutta la Baia. Purtroppo sono già le 19 e la torre sta chiudendo. Camminiamo un po’ all’esterno della città vecchia, tra i vicoli più nuovi: molti ristoranti sono aperti h24 e la città ci sembra molto viva. Ci raggiungono i nostri amici e ci portano a cena al ristorante azero Cizz-Bizz dove mangiamo le più svariate pietanze locali: kebab, noci, verdure, involtini di foglie di vite, insalata russa, frutta, pane arabo.. niente male come cena di Ferragosto! Dopo cena decidiamo di salire sulla ruota panoramica vicino al lungomare.. forse non un ottima idea considerando il forte vento. Finiamo la serata sorseggiando the nero alla maniera azera: lentamente, in piccoli bicchieri Armudu, ed insieme a della deliziosa marmellata in pezzi. Il the in Azerbaigian è un simbolo di ospitalità e noi infatti ci sentiamo già a casa.

Martedì, 16 Agosto 2016 – GIORNO 2

Dedichiamo la mattinata del nostro secondo giorno alla visita dei monumenti presenti all’interno della città vecchia. La prima tappa è il Palazzo degli Shirvanshahs, residenza dell’omonima dinastia durante il XV secolo. Lo stato di Shirvanshahs era il più grande stato feudale nella parte nord-orientale dell’Azerbaigian durante i secoli VI-XVI. La prima capitale di questo stato è stata Shamakhi, circa 120 km ad ovest di Baku. Nei secoli XIII-XV gli Shirvanshahs hanno raggiunto una posizione importante nel commercio internazionale della seta, esportando in Siria, Italia, Cina, Inghilterra e molti altri paesi. Dopo il devastante terremoto del 1192 la famiglia decise di trasferire la residenza da Shamakhi a Baku e da allora Baku è diventata la seconda capitale. L’area totale del complesso è di 7 mila metri quadrati ed al suo interno sono presenti: 52 camere, un padiglione in pietra (Divankhana), una moschea, le terme sotterranee e le tombe di famiglia. Gli Shirvanshah erano patroni dell’ordine religioso Sufi che venne espulso dalla città nel 1501, dopo la conquista di Baku da parte dei Safavidi. Per tale ragione il palazzo andò in rovina per molti anni; dal 2000 l’edificio è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

La visita dura circa un paio d’ore, ed una volta terminata ci incamminiamo verso la Moschea Juma. Qua siamo costretti a dividerci: io devo andare sul “retro” della moschea, dove c’è la stanza riservata alle donne. Mi copro il capo con un velo ed entro, ma all’interno non c’è nessuno e la stanza è piuttosto bruttina. Esco subito e mi compro un the freddo alla pasticceria “Sweet Memories”, proprio di fianco alla moschea. Dopo circa 20 minuti (stavo iniziando a preoccuparmi!) ricompare il mio amico e mi mostra le foto della stanza riservata agli uomini: è molto bella ed elaborata, con pareti e pavimenti sui toni dell’azzurro pastello.

Nonostante sia quasi mezzogiorno e la temperatura stia superando i 30° decidiamo di spostarci sul lungomare e percorrerlo tutto fino a Port Baku, centro commerciale e parco cittadino situato a circa 3 km di distanza. Fortunatamente oggi la puzza di benzina è sparita, ma di sicuro osservando il Mare non viene voglia di buttarcisi dentro: l’acqua è molto scura ed ovunque ci sono chiazze multicolore. La passeggiata però è molto bella, ampia, ricca di alberi, giardini, chioschetti che vendono gelati, the e panini. Arriviamo a Port Baku accaldati ed affamati.. decidiamo di andare da Starbucks per soddisfare i nostri bisogni in attesa che ci raggiungano i nostri amici.

Il programma del pomeriggio prevede la visita alla riserva statale di Gobustan, ad un oretta di auto da Baku. Questa regione occupa una superficie di quasi 6 km quadrati e fra i tesori archeologici che vi si trovano sono di notevole importanza gli esempi di arte rupestre, oltre 600.000 rappresentazioni di uomini primitivi, animali, battaglie, danze rituali, imbarcazioni, carovane di cammelli, soggetti astronomici, per la maggior parte databili fra 5.000 e 20.000 anni fa. La visita alla riserva è particolarmente suggestiva, anche perché è situata su un altopiano da cui è possibile vedere il Mar Caspio. Prima di tornare in città ci spostiamo alla base del Monte Boyuk Dash, a circa 2 km di distanza dai petroglifici, dove è presente un recinto che protegge la più orientale (e quindi la più lontana da Roma) epigrafe latina che si conosca: «All’epoca dell’imperatore Domiziano Cesare Augusto Germanicus. Il centurione Lucio Giulio Massimo, XII Legione Fulminata». L’incisione risale agli anni tra l’84 e il 96 dopo Cristo ed è probabilmente l’unica in tutto il Caucaso.

Imbocchiamo la Salyan Hwy in direzione Baku mentre il sole inizia ad abbassarsi e con lui anche la temperatura. Siamo accaldati, impolverati, e forse anche un po’ sfatti. Lungo la strada vediamo baracche, cani randagi, bambini a piedi nudi, pozzi di petrolio, treni merci, palazzi di vetro, auto di lusso. Le contraddizioni di questo paese sono tutte sotto i nostri occhi ed i nostri amici muovono qualche critica nei confronti della tanto nominata famiglia Aliyev, che di fatto controlla il paese dall’inizio degli anni ’90. Parliamo di politica, tradizioni e religione finché non raggiungiamo la Moschea Bibi Heybat, la più importante della regione. Questa moschea si trova in prossimità dei famosi giacimenti petroliferi Bayil, circa 10 minuti d’auto a sud di Baku. Mi copro nuovamente il capo, tolgo le scarpe, ed in rigoroso silenzio entro all’interno. Nel centro della moschea è presente la tomba di Ukeyma Khanum, un discendente di Maometto, e tutte le pareti sono decorate con mosaici verdi, turchesi ed oro. La moschea è davvero bella ma io mi sento un po’ di troppo, in mezzo a tutti questi fedeli, e quindi esco dopo pochi minuti.

Prima di andare a cena decidiamo di fare un giro su alcuni go-kart (indoor ed a benzina!), per non farci mancare nulla. Ceniamo al ristorante georgiano Imereti, nella zona pedonale della città; la cucina georgiana somiglia a quella azera ma è più speziata: assaggiamo gnocchi ripieni di carne, patate al forno, pane al formaggio e carne piccante. Sarà che abbiamo fame, sarà che siamo buone forchette, ma anche questa sera siamo pienamente soddisfatti della cena. Con la pancia piena ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questa lunghissima giornata: l’Astral Labirint, un labirinto completamente al buio dove, mentre si cerca di trovare la corretta via di fuga, mostri di ogni genere vi compaiono davanti o vi tirano per le gambe! L’esperienza è particolare e non ce la dimenticheremo facilmente. Si è fatta mezzanotte ed uno dei nostri due amici alle 3 deve essere in aeroporto per prendere il volo che lo riporterà in Europa; lo salutiamo e ci avviamo verso la città vecchia, dove ci fermiamo a sorseggiare il solito the con marmellata. Ci sembra di essere a Baku da sempre.

[..continua..]

Dettagli del viaggio

  • Durata: 5 giorni
  • Periodo: Agosto 2016
  • Compagnia Aerea: Aeroflot
  • Hotel: Giz Galasi Hotel
Annunci